Infertilità

L'infertilità colpisce tra gli 80 milioni e 168 milioni di persone nel mondo. Dai dati dei Ministero della Salute emerge che l’Italia è il Paese d’Europa dove nascono meno bambini e tra quelli dove l’età media delle donne al primo parto supera i 30 anni. Rispetto al 2012, le madri over 40 sono raddoppiate ed è aumentato notevolmente anche il numero delle donne che avevano più di 40 anni quando è nato il loro primo figlio. Al contrario, le donne che sono diventate madri entro i 24 anni, sono diminuite.

In Italia una coppia su 5 non riesce ad avere figli o ha difficoltà a procreare per vie naturali.
Circa il 40% delle cause di infertilità riguardano prevalentemente la componente femminile, l’altro 40% riguarda la componente maschile ed un 20% invece è di natura mista.

La European Society for Human Reproduction and Embryology (ESHRE) descrive l’infertilità come “una malattia del sistema riproduttivo definita dal mancato concepimento di un figlio a seguito di un periodo di 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti” ([1], p.1062).
Uno degli aspetti più difficili, che viene descritto dalle donne infertili, è la difficoltà che vivono sul piano emotivo quando vengono a conoscenza di gravidanze di loro amiche o si trovano a contatto con donne con bambini piccoli. In questi contesti frequentemente sviluppano emozioni di invidia e gelosia, per le quali successivamente si colpevolizzano, giudicandosi delle cattive persone. Alcune donne possono cercare di nascondere il loro distress agli operatori sanitari, perché hanno paura di essere criticate, o giudicate matte.E’ molto comune, infatti, per le donne infertili esperire sentimenti di colpa e attribuire all'infertilità un ruolo di punizione per i comportamenti sessuali avuti in passato, per aver usato contraccettivi o, in caso ci siano stati, per aver attuato aborti. Come strategia di compensazione, le donne infertili possono così sviluppare una sorta di spinta al concepimento, che diventa l'unico obiettivo della loro vita e per il quale vengono messi in secondo piano o interrotti gli obiettivi professionali, relazionali o di vita fino a quel momento ricercati (Domar et al., 2005).


Nei centri d’infertilità le donne sono generalmente il paziente primario. Indipendentemente da quale sia il coniuge che riporta i problemi riproduttivi, è la donna che subisce la maggior parte delle procedure invasive, che vengono monitorate nel loro ciclo mestruale e che esperiscono il disagio primario nel calendarizzare le procedure del trattamento. Proprio per questo, le donne riportano un peso psicologico maggiore a causa della sterilità, anche se la perdita di valore riproduttivo è dovuta al marito. Pertanto, non è una sorpresa che le donne cerchino di fare quanto più possibile al fine di modificare la situazione di infertilità (Peterson et al., 2006).

Anche gli uomini sperimentano ripercussioni psicologiche a seguito della condizione di infertilità, ma sono stati poco considerati sia nella letteratura che nella pratica clinica.

Gli uomini riferiscono un abbassamento dell'autostima e un senso di inadeguatezza in relazione al loro ruolo sociale e possono sentirsi responsabili se sono loro la causa dell'impossibilità di avere un bambino. Essi tendono a far fronte alla situazione aumentando il loro coinvolgimento nel lavoro e in altre attività, sono più ottimisti rispetto alle donne e sono meno inclini a utilizzare il supporto sociale.

In linea con gli stereotipi sulla mascolinità, molti mariti tendono a sopprimere le loro emozioni, convinti che così facendo, sosterranno le loro mogli. Questa tendenza può perciò provocare la sotto-rappresentazione dei livelli effettivi di disagio legati alla condizione di infertilità, esperita dagli uomini.

L'avvento delle nuove tecniche di riproduzione assistita, ha permesso a molte coppie di concepire il figlio desiderato, mentre, al contrario, per altre si è rivelato inutile. Le nuove conoscenze, quindi, hanno contribuito solo in parte a risolvere il problema dell'infertilità.

L'accompagnamento psicologico è uno strumento prezioso e utile per coloro che si confrontano con un problema d'infertilità, è funzionale a capire lo stato d'animo delle persone coinvolte e le risorse di cui dispongono per affrontare il percorso. Infine, è utile, in quanto consente alle coppie di parlare liberamente dei desideri, ma anche dei dubbi e delle paure relative al trattamento e permette di affrontare le principali problematiche che si vengono a creare,

come:

  • Problematiche coniugali
  • Perdita delle relazioni all’interno della rete sociale
  • Perdita dello stato di salute
  • Perdita della sicurezza economica
  • Perdita della speranza